QUI DI SEGUITO – dopo una mia breva Presentazione di questo mio ultimo libro L’Unione Europea Origini Presente Prospettive future Edizioni SIMPLE 2021 – commenti e recensioni di professori, giornalisti, esperti, dirigenti sindacali, ecc. Il volume e’ acquistabile dall’editore (SIMPLE) e sui principali bookshop on line, e in alcune librerie fisiche quali – a Roma – la Libreria Minerva a Piazza Fiume e la Libreria Mondadori in via Piave. Per ulteriori aggiornamenti, rinvio ai miei articoli in Agenda Geopolitica (rivista pubblicata dalla Fondazione Ducci) con cui collaboro. Leggi il seguito di questo post »
Da Vienna a Roma Le meraviglie degli Asburgo Al Museo del Corso-Palazzo Cipolla (Roma 6 marzo-5 luglio 2026)”
Maggio 7, 2026
“Le meraviglie degli Asburgo”: mai titolo più appropriato per una mostra! In effetti, il Museo del Corso – Polo museale a Roma, presso Palazzo Cipolla – accoglie per la prima volta in Italia oltre cinquanta capolavori provenienti dalle collezioni del Kunsthistorisches Museum di Vienna, simbolo della magnificenza di un Impero – multietnico, multiculturale e multireligioso – e delle ambizioni culturali della dinastia degli Asburgo.
“Questa mostra – come ben precisato daJonathan Fine, Direttore Generale del Kunsthistorisches Museum di Vienna – rappresenta molto più di un prestito di opere d’arte eccezionali: rappresenta un dialogo culturale tra Vienna e Roma” . “Questo progetto – come sottolineato dal Presidente della Fondazione Roma, Franco Parasassi – prende forma in una fase storica complessa e di trasformazione del processo di integrazione europeo: la nostra ambizione è quella di contribuire a ravvivare, anche attraverso il linguaggio della bellezza, l’idea stessa di Europa, fatta di identità diverse, ma di profondi valori comuni”.

Il percorso espositivo – curato da Cäcilia Bischoff – inizia con opere dei grandi Peter Paul Rubens, Antoon van Dyck e Jan Brueghel il Vecchio. Accanto a opere di grande formato, si ritrovano poi le celebri “camere delle meraviglie” rinascimentali – dipinti di piccole dimensioni, nature morte, paesaggi e oggetti preziosi – con opere di Gerard ter Borch, Gerard Dou e Jacob van Ruisdael . Segue la sezione dedicata alla pittura olandese del Seicento in cui l’arte si orienta verso la rappresentazione della vita quotidiana.

Uno spazio specifico è dedicato anche alla pittura tedesca dell’età moderna, le cui radici affondano nella grande tradizione rinascimentale di Lucas Cranach: su questa eredità si inseriscono, in epoche successive, artisti come Joachim von Sandrart e Jan Liss, le cui opere, all’interno di un continuo dialogo culturale tra Nord e Sud dell’Europa,- dimostrano l’influenza del Barocco italiano e della tradizione classica.

Il percorso espositivo si concentra infine sul ruolo degli Asburgo come collezionisti, committenti e custodi dell’arte europea. Tra i capolavori esposti spiccano il celebre ritratto dell’Infanta Margarita in abito blu di Velázquez, e le opere di Giuseppe Arcimboldo, David Teniers il Giovane, Guillaume Scrots .
Circa la pittura italiana, in mostra sono presenti capolavori di Tiziano, Tintoretto, Veronese, Orazio Gentileschi, Guido Cagnacci e Giovanni Battista Moroni, Caravaggio.

Il signor Bruschino al Teatro Verdi (Salerno,8-10 maggio 2026)
Maggio 6, 2026Per questo contributo si ringrazia Elena Paruolo.

Il signor Bruschino, opera lirica di Gioachino Rossini – il cui libretto (tratto dalla commedia Le fils par hasard, ou ruse et folie, scritta da René de Chazet e Maurice Ourry e rappresentata a Parigi per la prima volta nel 1809) è di Giuseppe Maria Foppa – è una piccola opera d’arte comica. Parte di un gruppo di cinque farse – da Rossini scritte per il Tetro San Mosè di Venezia –l’opera rientra nel genere della farsa comico sentimentale. Spesso, tali farse presentavano una satira di costume, conflitti generazionali, e nuovi aspetti della moralità e dei mutati equilibri socio-economici.
Questa la trama del signor Bruschino.
Il giovane Florville è innamorato ricambiato di Sofia, pupilla del vecchio Gaudenzio, che l’ha però destinata in sposa al figlio di un tale signor Bruschino. Da qui, per far trionfare il proprio amore, il loro Piano – quella “follia organizzata e completa” espressa in musica di cui parlerà Stendhal – con uno scambio di persona e tutta una serie di equivoci e fraintendimenti che si succedono prima del lieto fine.
In effetti – venuto a sapere che il giovane Bruschino è tenuto sotto chiave in una locanda perché debitore inadempiente – fingendosi cugino del ragazzo, Florville paga il locandiere Filiberto per potersi sostituire al promesso sposo, di cui nessuno conosce il volto, nemmeno Gaudenzio. E – firmandosi Bruschino padre – fa recapitare a Gaudenzio una lettera di presentazione, in cui chiede di far arrestare Bruschino figlio per farlo redimere dalla sua condotta.
Gaudenzio rimane scandalizzato quando Bruschino padre (Ignaro dell’inganno) – giunto al castello – non riconosce il giovane come suo figlio.
Da parte sua, quando Bruschino padre comprende il tutto – per paura del debito da pagare – sta al gioco; e – per consentire il matrimonio tra il finto figlio e Sofia – continua a dissimulare. “Riconosce” il figlio. E l’unione con Sofia viene benedetta anche da Gaudenzio. Ma – proprio in quel momento torna il locandiere Filiberto con il vero Bruschino figlio. La verità viene a galla. E a Gaudenzio non resta che perdonare la coppia di amanti.


World Press Photo 2026 al Palazzo Esposizioni (Roma, 7 maggio-20 giugno 2026)
Maggio 6, 2026
Dal 7 maggio al 29 giugno 2026 Palazzo Esposizioni Roma c’è la mostra World Press Photo 2026 – promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall’Azienda Speciale Palaexpo – ideata dalla World Press Photo Foundation e organizzata in collaborazione con 10b Photography. In mostra ci sono le foto vincitrici della 69° edizione del prestigioso contest di fotogiornalismo. Le immagini premiate raccontano la complessità del mondo contemporaneo: l’escalation della crisi climatica, il costo umano dei conflitti, violazioni dei diritti umani e crimini contro l’umanità, genocidi e violenza sessuale, ma anche storie di ricostruzione e ripresa.
Il premio principale è andato alla fotografa americana Carol Guzy per l’immagine intitolata “Separati dall’Ice” (Separated from ICE) che documenta l’impatto delle politiche migratorie statunitensi. Lo scatto documenta il momento in cui Luis, un migrante ecuadoriano (unico sostegno economico di sua moglie e dei suoi 3 figli) viene fermato dagli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) dopo un’udienza presso il tribunale per l’immigrazione. Le figlie di Luis sconvolte si aggrappano al padre mentre viene arrestato.

Tra i vincitori di questa edizione anche Chantal Pinzi, unica fotografa italiana tra i premiati quest’anno, che ha conquistato il premio nella categoria Stories per la regione Africa. Il suo progetto, ‘Farīsāt: Gunpowder’s Daughters’, racconta di un gruppo di donne in Marocco che partecipano alla Tbourida, una storica tradizione equestre patriarcale. Oggi, sette gruppi interamente femminili si esibiscono su un totale di circa 300 partecipanti. Queste farīsāt (cavaliere) sostengono costi personali significativi, finanziando i propri cavalli, i costumi e i permessi per la polvere da sparo. La loro perseveranza è una potente affermazione del giusto posto delle donne nel patrimonio culturale marocchino.
Falstaff -L’arte di farla franca al Teatro Quirino (Roma, 5-17 maggio 2026)
Maggio 4, 2026
Falstaff L’arte di farla franca – una riscrittura contemporanea, liberamente tratta da Le allegre comari di Windsor di William Shakespeare e dal Don Giovanni di Molière – è una una commedia sul potere della parola, sull’inganno, e sull’illusione di poter vivere senza mai pagare il prezzo delle proprie scelte.
Sir John Falstaff – egregiamente interpretato da Emilio Solfrizzi – è un affabulatore instancabile, un seduttore fuori tempo massimo, un debitore cronico che ha trasformato l’inganno in stile di vita. Gestore di un locale sull’orlo del fallimento, Falstaff ride della morale, dell’onore, del destino e perfino della morte, confidando nella propria capacità di “farla franca”. Attorno a lui si muove una galleria di personaggi grotteschi e realistici insieme. Quando il passato torna a reclamare il conto sotto forma di fantasmi, presagi – e figure che sembrano emergere dall’aldilà̀ – dietro la risata affiora la paura, dietro la spavalderia la solitudine.
“Questo spettacolo – sottolinea il regista, Davide Sacco – non vuole giudicare Falstaff. Non mi interessa dire se ha torto o ragione. Falstaff è un uomo che combatte la morte restando in movimento. Beve, parla, corre, inganna, seduce perché fermarsi significherebbe ascoltare il silenzio. E nel silenzio, Falstaff, non sa stare. Tutto nello spettacolo nasce da questa urgenza: non fermarsi mai. Lo spazio scenico è stato immaginato come un luogo instabile, circolare, esposto. Gli specchi, le luci da ribalta, i camerini non sono semplici elementi scenografici: sono la sua mente, il suo eterno backstage, il luogo dove l’uomo e il personaggio non riescono più a distinguersi. IL vero motore è la parola. Ma la parola, quando diventa l’unica arma, è anche una trappola: più la usi, più ti allontani dalla verità”. E le donne? “Le donne di questo spettacolo sono centrali. Non vittime, non comparse, ma intelligenze lucide. Come nelle Comari di Shakespeare, sono loro a smascherare Falstaff, ma senza moralismo. Non lo puniscono per crudeltà, bensì per necessità: per ristabilire un equilibrio. Il ridicolo diventa la loro vendetta, perché ridere di chi ride degli altri è l’unico modo per restituire giustizia senza violenza. Il fantasma, la statua, la memoria del passato non sono elementi fantastici: sono la coscienza che bussa. E Falstaff, per una volta, ascolta”.
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ROMASUONA. La musica in Italia 1970–1979 al Palazzo Esposizioni (Roma,1°maggio -12 luglio 2026)
Maggio 1, 2026
Gli anni ’70 non sono solo gli “anni di piombo”. Sono stati anche anni di grande creatività. Di questo decennio, la mostra – ROMASUONA. La musica in Italia 1970–1979 – testimonia la rivoluzione dei linguaggi musicali che hanno dominato la scena pop – nazionale e internazionale – e come, in un’epoca segnata dall’espansione dell’industria discografica e dall’avvento pionieristico delle radio libere, la musica abbia saputo fondersi con la letteratura, le arti visive e il cinema, agendo come potente catalizzatore di identità collettive. Roma è al centro di questa metamorfosi, affiancata da realtà di pari rilievo quali Milano, Napoli e Bologna e da centri minori, ma non marginali, come Viterbo, Nettuno o Zerbo, in provincia di Pavia.

La mostra si apre idealmente in continuità con la retrospettiva dedicata a Mario Schifano, contemporaneamente ospitata al piano nobile di palazzo Esposizioni, richiamando la celebre serata Grande Angolo, sogni &stelle, organizzata dallo stesso Schifano al Piper Club di Roma il 28 dicembre 1967, in cui si esibiva il gruppo rock progressive Le stelle di Marrio Schifano: una delle prime espressioni di spettacolo multimediale moderno, con artisti, musicisti, performer e poeti in scena tra luci stroboscopiche, proiezioni filmiche e dispositivi visivi.

II suo vero motore è l’obiettivo dei fotografi (tra cui Antonio Amato, Ennio Antonangeli, Giorgio Battaglia, Massimo Capodanno, Renzo Chiesa, Giovanni Coccia, Fabio D’Emilio, Armando Gallo, Massimo Lastri, Silvia Lelli, Roberto Masotti, Toni Occhiello, Patrizia Ruspoli, Piero Togni, Fabio Treves e Lino Vairetti). In effetti, il suo nucleo è un corpus di circa settecento scatti in larga parte inediti che narrano la creatività degli artisti (in studio e durante le performance) come anche l’estetica spontanea delle piazze.

Attorno a questo ingente nucleo fotografico, si ritrovano frammenti di un intero mondo musicale (manifesti, biglietti di concerti, riviste specializzate, fanzine, volantini, libri e copertine di vinili, strumenti musicali, apparecchiature di amplificazione) in cui si affermano figure di riferimento quali Fabrizio de André e Patti Smith; traiettorie più sperimentali o laterali di John Cage, degli Srea, di Gabriella Ferri, Robert Wyatt e Mia Martini. E altri protagonisti del mondo musicale quali i seguenti: da Francesco De Gregori, Lucio Dalla e Antonello Venditti a Rino Gaetano, Renato Zero, Lucio Battisti e Franco Battiato; da icone gobali – David Bowie, I Genesis, i Rolling Sones e Led Zeppelin e Miles Davis – a esponenti delle esperienze del progressive italiano (Premiata Forneria Marconi, Le Orme, Osanna e Rovescio della Medaglia) e figure fondamentali per il rapporto tra musica e cinema come Ennio Morricone e i Goblin.
Il percorso include anche i luoghi della Musica a Roma. Il Piper – dopo aver ospitato, negli anni 70, i Pink Floyd psichedelici, nel decennio successivo, ospita rock progressivo e jazz elettrico con gruppi quali Genesisi, Soft Machine, Traffic e Van der Graaf Generator. La Scuola popolare di Musica Donna Olimpia (nel complesso di case popolari, da Pasolini descritte in Ragazzi di vita) e la Scuola Popolare di Musica di Testaccio sono realtà di formazione ancora attive oggi.
Ad accompagnare le visitatrici e i visitatori per l’intero percorso, una colonna sonora aggiornata ogni due settimane: una soundtack di 300 brani scelti che spaziano dal rock-blues dei Rolling Stones alla canzone d’autore di Lucio Dalla.
L’esposizione – promossa dall’ Assessorato alla Cultura di Roma capitale e dall’ Azienda Speciale Palaexpo – è stata ideata, prodotta e organizzata dall’ Azienda Speciale Palaexpo.
Bilancio a lungo termine dell’UE (QFP -2028-2034): il Pe adotta la sua bozza negoziale
aprile 30, 2026
Su effetto delle guerre in corso e dei problemi energetici che derivano dalla chiusura dello stretto di Hormuz – in Italia il dibattito è ora concentrato sulla richiesta (così come si è fatto per il Covid), di sospendere il Patto di stabilità. Ma, a livello europeo, c’è anche da decidere il Bilancio a lungo termine (Quadro finanziario pluriennale) dell’Unione Europea: che si tratti delle sue entrate o per cosa – quali politiche – spendere.
Ed è questa la problematica su cui mi soffermo nel numero 54/2026 della Rivista Agenda Geopolitica con cui collaboro, con il mio contributo: “Il QFP (2028-2034): il Parlamento Europeo adotta la sua bozza negoziale”.
Qui di seguito il link per poterlo leggere.
ROMÉO ET JULIETTE DI GOUNOD – ALL’OPERA DI ROMA (28 aprile- 6 maggio 2026)
aprile 25, 2026
Romeo e Giulietta di Gounod – grande classico del repertorio francese, in cinque atti su libretto di Jules Barbier e Michel Carré – sarà in scena al Teatro Costanzi di Roma con un approccio innovativo della regia di Luca De Fusco. Sul podio Daniel Oren, Maestro del Coro – che diventa esso stesso un personaggio – Ciro Visco.
“Come rileggere oggi quest’opera in modo da rendere ancora vivo il mito? Ho pensato all’ultima volta in cui ci siamo ritrovati divisi tra Capuleti e Montecchi. e che la morte ha popolato il nostro mondo in modo sistematico, ovvero alla Seconda guerra mondiale. – precisa De Fusco – E ho scelto di percorrere la via della metafora che vede i due protagonisti circondati da una folla di spettri in bianco e nero, lasciando soltanto a loro la vivacità del colore della vita e dell’amore”. In effetti, De Fusco inserisce la storia di Giulietta e Romeo in un film in bianco e nero degli anni ’40, in cui gli unici personaggi portatori di vita sono i due protagonisti.
Proiezioni video sulla scena animano sogni, ricordi e immaginazione della coppia di celebri amanti. Nella prima parte dello spettacolo avrebbero potuto osare una maggiore allegria, e minor atmosfera funerea. Ma negli atti finali, sono innovativi, e sublimi per musica e canto,danza ed effetti scenici e coreografici!
Marta Crisolini Malatesta cura scene e costumi, Gigi Saccomandi le luci, Alessandro Papa i video e Alessandra Panzavolta i movimenti coreografici.
“ Il compositore – sottolinea il maestro Oren – traduce in musica ogni sfumatura emotiva dei protagonisti, passando dall’innocenza giovanile (spesso espressa con un registro medio-alto, luminoso) all’estasi amorosa fino alla tragedia finale, con una scrittura vocale di straordinaria intensità espressiva”. E’ una musica continua.
Nei panni di Juliette il soprano georgiano Nino Machaidze. Roméo è Vittorio Grigolo,Si alterna con lui nel ruolo di Roméo Duke Kim (2, 5 maggio). Accanto ai protagonisti diversi artisti in ascesa: Nicolas Courjal (Frère Laurent, Le Duc de Vérone), Mihai Damian (Mercutio), Aya Wakizono (Stéphano), Christian Senn (Capulet), Valerio Borgioni (Tybalt), Géraldine Chauvet (Gertrude), Raffaele Feo (Benvolio), Alessio Verna (Gregorio) e, da “Fabbrica” Young Artist Program, Alejo Álvarez Castillo (Pâris).

Carmen di Bizet al Teatro Verdi di Salerno (25-26 aprile 2026)
aprile 24, 2026Per questo contributo si ringrazia Elena Paruolo

Nella “Carmen della Compagnia del Balletto di Milano” – in scena al Teatro Verdi di Salerno – convivono tradizione e modernità.
Nella originale messinscena di Marco Pesta – ricco di coreografie coinvolgenti (dalla famosa “Habanera”, ai pas de deux, alle tante danze d’assieme di Gitani, Soldati e Sigaraie) sulla stupenda musica di Georges Bizet – il Balletto resta fedele alla novella di Prosper Mérimée ( cui i librettisti Henri Meilhac e Ludovic Halévy apportarono varianti salienti).
In questa versione, i protagonisti sono Carmen che – anticorformista, passionale e desiderata – sfida chiunque voglia sottometterla, e il Destino, cui alla fine si piega, accettando la morte che le è stata annunciata dalle carte.
Quel Destino che, attraverso le carte. svela amore, tradimento e morte. Quel Destino che le fa incontrare prima Don Josè e successivamente Escamill. E che nel finale arma la mano di Don Josè!
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Il Trovatore al Teatro Verdi di Salerno (16-19 aprile 2026)
aprile 16, 2026
Per questo suo contributo si ringrazia Elena Paruolo
Il Teatro Municipale Giuseppe Verdi di Salerno ospita un nuovo allestimento de Il Trovatore, opera in quattro atti: capolavoro di Giuseppe Verdi, archetipo del melodramma romantico.
Il libretto è di Salvadore Cammarano e Leone Emanuele Bardare, tratto dal dramma El Trovator di Antonio García Gutiérrez (una delle pièces più acclamate del nascente teatro romantico spagnolo degli anni Trenta dell’Ottocento). La prima rappresentazione, il 19 gennaio1853, al Teatro Apollo di Roma ebbe un grande successo . A Salerno, la direzione musicale è di Leonardo Sini. La regia è di Pierfrancesco Maestrini. L’esecuzione musicale è sostenuta dall’Orchestra Filarmonica Giuseppe Verdi di Salerno, e dal Coro del Teatro dell’Opera cittadino diretto da Francesco Aliberti. Il cast è internazionale. E la messa in scena è moderna tra bizzarria e tradizione. L’opera risulta frammentaria, con ambientazioni diverse, tra l’Aragona e i monti della Biscaglia, che lo spettatore segue attraverso la proiezione di video.
Anche il fuoco, che svolge un ruolo importante, è gestito attraverso immagini virtuali.
Come fa notare G. Lanza Tomasi: “del Trovatore si può ignorare la trama e molti la ignorano, e non mancare una sfumatura delle passioni” (amore, odio e vendetta, avventura, ribellione e lotta contro potere e soprusi). E’ un dramma fosco – prevalentemente notturno, ambientato nel XV secolo – che narra di come Ferrando, il nobile conte Conte di Luna sia innamorato di Leonora, ma come lei sia innamorata del giovane Manrico (il Trovatore).
Siamo dinanzi alla tragica rivalità amorosa tra due fratelli che ignorano di esserlo; e una storia dominata da Azucena (il personaggio più originale) – figlia della zingara che accusata di stregoneria fu condannata al rogo dal Conte di Luna padre. Ella si vendicò dell’uccisione della madre rapendo al Conte il secondogenito in fasce. Ma – per errore – bruciò il suo bambino tenendo infine l’altro come figlio. Cosicché anche il Conte di Luna è guidato da un desiderio di vendetta che lo porterà alla fine ad uccidere quello che lui crede il figlio della zingara mentre invece è suo fratello.
Nella conclusione le due storie confluiscono in una duplice vendetta, da tragici risvolti.
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Pignasecca e Pignaverde al Teatro Quirino di Roma (Roma 21-26 aprile 2026)
aprile 15, 2026
“In “Pignasecca e Pignaverde” – sottolinea Tullio Solenghi – lascio i panni del remissivo “Steva” per calarmi con immutato entusiasmo in quelli del più arcigno Felice Pastorino, una maschera che, a differenza della precedente, nasconde, tra gli immancabili spunti di grande comicità, lati umani oscuri e intriganti da indagare e rappresentare. Questo nuovo personaggio goviano rappresenta, infatti, l’eterno archetipo dell’avaro, attorno al quale ruotano personaggi e situazioni che vanno a comporre, nell’attenta osservazione della realtà, quel microcosmo di stampo ligure che si manifesta in una sorta di preziosa “foto d’epoca”.
Questa la trama di questo spettacolo – brillante e divertente – con uno strepitoso Tullio Solenghi, in ottima compagnia.
Felice Pastorino vuole che sua figlia sposi il cugino, Alessandro Raffo, un commerciante quarantenne e benestante. Ma Amalia è innamorata del giovane Eugenio, vicino di casa andato in America a cercare fortuna dopo che Felice gli ha rifiutato la mano della figlia, perché poco abbiente. Dopo che Pastorino ha trovato un accordo – con il cugino – sulla dota, con il suo capo, un ricco argentino con un affare da concludere in Italia, arriva Eugenio che chiede di nuovo la mano di Amalia. Felice rifiuta anche perché la figlia dovrebbe andare in Argentina. Amalia finge di scappare di casa. Intanto poiché l’affare dell’argentino va a buon fine, Eugenio può rimanere a lavorare a Genova. A questo punto niente si può opporre alle nozze. Felice è felicissimo di acconsentire, a patto che si uniscano i due appartamenti contigui per realizzare un unico appartamento e che le spese dell’apertura nel muro siano a carico del proprietario, Isidoro Grondona.